Contenuti per adulti
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CAPITOLO 1- Il mare che aspetta
Fuori c'è il sole.
Il mare chiama come una promessa.
Avrei voluto indossare il mio bikini, infilare in borsa le tre cose che porto sempre con me - un libro, gli auricolari e la crema solare - e stendermi sulla sabbia fino a dimenticare il resto del mondo.
Invece sono qui, nel mio piccolo appartamento di Yeonnam-dong.
Yeonnam-dong è uno di quei quartieri che ti fanno sentire a casa senza chiederti nulla in cambio. Le stradine strette profumano di pane appena sfornato e gelsomino, le caffetterie hanno sempre una luce calda dietro le vetrine e, dal balcone, riesco a vedere il Gyeongui Line Forest Park. Le foglie tremano nella brezza del mattino, mentre il vento porta fin quassù l'aroma del caffè appena macinato.
Mi chiamo Alex Maryhoo.
Ho ventiquattro anni e frequento il terzo anno di Medicina all'Università di Seoul.
Mia madre era olandese, mio padre coreano. Da loro ho ereditato gli occhi verdi e i capelli neri.
Nel palazzo mi prendono in giro chiamandomi "Coreoland".
Ormai ci sono affezionata.
Dicono che sia simpatica, testarda e fin troppo emotiva.
Non so se abbiano ragione.
So soltanto che, quando si parla d'amore, riesco sempre a complicarmi la vita.
Alle undici ho lezione.
Il mare dovrà aspettare.
Tengo la tazza di caffè tra le mani, mentre il libro aperto sul letto sembra osservarmi come un rimprovero silenzioso.
Tra pochi giorni dovrò presentare un lavoro di anatomia e, anche se continuo a ripetermi che è tutto sotto controllo, la verità è che sono più agitata di quanto voglia ammettere.
Cerco di convincermi che la vita non sia poi così male.
Anche quando il destino decide di cambiare i tuoi piani senza chiederti il permesso.
Il telefono vibra sul comodino.
Mina: "Muoviti. Il professore è già arrivato in aula. E non dimenticare la presentazione di anatomia."
Sorrido.
«Sempre la solita...»
Poso la tazza nel lavello, chiudo il libro e infilo una giacca leggera.
Davanti allo specchio mi fermo un istante.
Ho gli occhi un po' più stanchi del solito.
Eppure...
Dentro di me sento una calma strana.
Come se questa giornata avesse deciso di riservarmi qualcosa.
Prendo lo zaino, controllo di avere tutto e chiudo la porta alle mie spalle.
Forse il destino sa scegliere al posto nostro.
E io ancora non lo so...
Ma tra poche ore, sotto una pioggia improvvisa, la mia vi
ta sarebbe cambiata per sempre.
CAPITOLO 2- Un nuovo giorno
Oggi dovrei andare a lezione.
Anatomia.
E sinceramente?
Preferirei passare la mattina con i cadaveri piuttosto che con le persone vive.
Almeno i morti non ti tradiscono. Non mentono. E di certo non ti spezzano il cuore mentre sei fuori a comprare un caffè.
Kim-hoo ormai fa parte del passato. Mi ha chiamata più volte di quante riesca a ricordare. Messaggi. Vocali. Perfino fiori. Ho ignorato tutto. Senza sensi di colpa. Non merita nemmeno un minuto del mio tempo.
Non sono brutta. Non sono disperata. E sono abbastanza sicura che da qualche parte esista qualcuno che non tratti l'amore come un gioco.
Non lo sto cercando. Se il destino vuole farci incontrare... Che si prenda la briga di farlo lui. Perché, a giudicare dal mio curriculum sentimentale, io non ci capisco niente.
Ora... La domanda più importante della mattina.
Cosa mi metto?
Ogni giorno inizia con lo stesso dilemma esistenziale. Gonna di jeans? Oppure un vestito lungo che copra sia le gambe... ...sia quel che resta della mia dignità?
Cinque minuti dopo, il mio armadio perde la battaglia.
Gonna nera. Corta abbastanza da ricordare al mondo che sono ancora viva. Camicia azzurra. Sneakers bianche. La comodità prima di tutto. Sempre.
Un po' di mascara. Una linea di eyeliner. Giusto per far risaltare gli occhi verde smeraldo che mi ha regalato mia madre. I capelli neri finiscono in una coda morbida.
Perfetto. O almeno... Abbastanza buono.
Mentre infilo le scarpe, il telefono vibra.
Jae-min.
Il mio migliore amico. Aperto, fiero, sempre impeccabile. Studente di fashion design con una dipendenza preoccupante dai profumi costosi e dalle entrate teatrali. È l'unica persona capace di leggermi l'umore prima ancora che apra bocca.
Un messaggio appare sullo schermo.
Jae-min: «Sembri diretta a un funerale.»
Scoppio a ridere. Ovviamente. Gli avevo mandato una foto del mio outfit due minuti fa.
Io: «È un funerale selettivo.» «Solo metà del mio cuore è morto.»
Tre puntini compaiono subito.
Jae-min: «E l'altra metà?»
Io: «Sta ancora cercando di dimenticare Kim-hoo.»
La risposta arriva immediata.
«Non muoverti.» «Vengo a prenderti.» «Non ti lascio affrontare anatomia conciata come una vittima depressa della moda.»
Scuoto la testa, sorridendo.
Alcune persone ti salvano la vita senza nemmeno accorgersene. Jae-min lo fa quasi ogni giorno.
Prendo lo zaino, do un'ultima occhiata allo specchio e sussurro:
«Nuovo giorno, Alex.» «Niente drammi.» «Niente lacrime.» «Niente pensieri su Kim-hoo.»
L'universo, apparentemente, mi ascolta.
Perché nel momento esatto in cui esco dal palazzo...
vado a sbattere contro qualcuno.
Il mio caffè vola in aria. Il telefono pure.
«Oh mio Dio!» «Mi dispiace tantissimo!»
Una voce profonda risponde prima che io riesca a capire cosa sia successo.
I nostri occhi si incontrano.
E per la prima volta dopo mesi...
CAPITOLO 3 IL TEMPO SI FERMA
Il mio cuore dimentica come si fa a battere.
Il tragitto verso l'università dura poco più di venti minuti.
Camminare lungo il waterfront è il mio modo preferito di iniziare la giornata. La brezza salata, il rumore delle onde, i gabbiani che volano sopra la testa... Per qualche minuto prezioso riesco quasi a dimenticare Kim-hoo.
Quasi.
«Alex!»
Mi volto.
Jae-min sta correndo verso di me, agitando una mano in aria. Indossa pantaloni bianchi, una camicia azzurra infilata solo da un lato e un paio di occhiali da sole appoggiati tra i capelli perfettamente sistemati.
Come faccia a sembrare uscito da una rivista di moda alle otto del mattino è un mistero che la scienza non ha ancora risolto.
«Allora...» dico quando mi raggiunge. «Quanto ci hai messo a giudicare il mio outfit oggi?»
Finge di pensarci.
«Nove minuti.»
«E il decimo?»
«Ho deciso se la tua giacca di pelle meritasse di essere salvata.»
Scoppio a ridere.
«Sei impossibile.»
«Eppure mi adori.»
Ha ragione.
Jae-min è una delle poche persone che mi è rimasta accanto dopo tutto quello che è successo con Kim-hoo. Non fa domande inutili. Non mi dice di voltare pagina. Rimane. E, a volte, è l'unica cosa di cui ho bisogno.
Entriamo insieme dai cancelli dell'università.
Il campus è già pieno di studenti. Alcuni corrono verso le lezioni con il caffè in mano. Altri sono seduti sull'erba a ripassare appunti che avrebbero dovuto studiare la sera prima.
«Hai sentito la novità?» chiede Jae-min.
Scuoto la testa.
«Quale novità?»
«La facoltà di Medicina cerca volontari per l'ospedale universitario.»
«E quindi?»
«Quindi...» Mi lancia quel sorriso irritante. «Ti iscrivi.»
Lo fisso.
«Da quando prendi decisioni per me?»
«Da quando ti conosco abbastanza bene da capire che hai bisogno di pensare a qualcosa di diverso dal tuo ex.»
Detesto quando ha ragione.
«Ci penserò.»
«No.» Sorride. «Lo farai.»
Alzo gli occhi al cielo.
In quel preciso momento qualcuno mi urta la spalla.
Il caffè mi scivola dalle mani e si rovescia sull'asfalto, schizzando ovunque.
«Fantastico...»
Mi chino d'istinto per raccogliere il bicchiere ormai vuoto, ma una mano arriva prima della mia.
Dita lunghe. Pelle leggermente ambrata. Sul dorso della mano una piccola cicatrice sottile, quasi invisibile.
«Credo fosse tuo.»
La voce è profonda, calma. Non particolarmente calda, ma nemmeno distante. Ha qualcosa che mi costringe ad alzare lo sguardo.
E lo faccio.
Per un istante il rumore del campus sembra allontanarsi.
Capelli scuri, leggermente spettinati dal vento. Una camicia bianca con le maniche arrotolate fino agli avambracci e uno zaino portato su una sola spalla, come se fosse uscito di casa in fretta. Gli occhi sono scuri, ma attraversati da riflessi che cambiano con la luce. È difficile capire di che colore siano davvero.
Mi sta osservando con un'espressione tranquilla. Curiosa, forse.
Il mio cuore perde un colpo.
Fantastico.
No.
Non ricominciare.
Ho già dato.
«Mi dispiace» dico, senza sapere bene per cosa.
Lui abbassa lo sguardo verso il caffè sparso a terra, poi torna a guardarmi.
«Non è colpa tua. Succede.»
Sorrido appena.
«Direi che il mio caffè non è d'accordo.»
Questa volta sorride davvero.
È un sorriso piccolo, appena accennato, ma basta a illuminargli il viso.
«Hai ragione.»
Mi porge il bicchiere.
Quando lo prendo, le nostre dita si sfiorano appena.
Un contatto brevissimo.
Eppure, inspiegabilmente, mi irrigidisco.
Odio il fatto che un semplice sfiorarsi riesca ancora a farmi effetto.
«Grazie.»
«Di niente.»
Per qualche secondo nessuno dei due dice altro.
«Alex!»
La voce di Jae-min mi raggiunge come una secchiata d'acqua gelata.
Mi volto.
Lui è a pochi metri da noi e mi guarda con un sopracciglio sollevato.
Un'espressione che conosco fin troppo bene.
Quando torno a guardare lo sconosciuto, lui è ancora lì.
«Ci vediamo in giro.»
Lo dice con naturalezza, senza presunzione, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Poi si volta e si allontana tra gli studenti.
Resto immobile a seguirlo con lo sguardo finché non scompare oltre il cortile.
«Alex...» dice Jae-min arrivandomi accanto. «Sono sparito dalla tua vita per quarantacinque secondi e tu hai già trovato un protagonista da drama?»
Lo guardo, esasperato.
«Non dire sciocchezze.»
«Ah, no? Hai perfino dimenticato che il tuo caffè è morto.»
Abbasso gli occhi sul bicchiere vuoto che stringo ancora in mano.
«Chi era quello?»
Scuoto lentamente la testa.
«Non lo so.»
Ed è la verità.
Non conosco il suo nome.
Non so cosa studi.
Non so nemmeno se lo rivedrò.
Eppure, mentre riprendo a camminare
, ho la strana sensazione che questo non sarà l'ultimo incrocio tra le nostre strade.
CAPITOLO 4. RIFLESSIONI
Gli uomini sono una razza davvero strana.
Fanno di tutto per attirare la tua attenzione. Ti riempiono di messaggi, organizzano appuntamenti che sembrano usciti da un film romantico, ti aprono la portiera della macchina, ti fanno sentire l'unica persona al mondo.
Poi c'è il sesso.
Perché chiamarlo amore sarebbe un insulto all'amore stesso.
E mentre sei lì, convinto di aver trovato qualcuno che ti vede davvero, lui ti ripete che ti ama da impazzire, che non potrebbe vivere senza di te, che sei tutta la sua vita.
Un chilo di bugie confezionate così bene da sembrare vere.
Poi parti per qualche giorno.
Non per una vacanza dall'altra parte del mondo.
Non per una crociera.
Vai semplicemente a trovare la tua famiglia.
E lui?
Lui decide che è il momento perfetto per tradirti.
Come se la distanza gli concedesse un permesso speciale.
Come se bastassero pochi giorni per cancellare tutto quello che avevate costruito.
Scuoto la testa.
Forse mi faccio troppe paranoie.
O forse è quello che succede quando qualcuno rompe la tua fiducia: inizi a dubitare di tutto. Degli altri. Di te stesso. Perfino delle promesse più semplici.
«Alex?»
La voce del professore mi riporta per un istante in aula.
Sul grande schermo scorrono immagini di anatomia umana mentre lui spiega con entusiasmo l'apparato cardiovascolare.
Io, però, sono lontano anni luce.
Dovrei prendere appunti.
Dovrei seguire la lezione.
Invece continuo a rivedere quella scena davanti all'università.
Il caffè che cade.
Le dita che sfiorano le mie.
E quegli occhi.
Non so nemmeno come si chiami.
Eppure è riuscito a occupare un angolo dei miei pensieri che credevo ancora appartenesse a Kim-hoo.
La cosa peggiore?
Non so se questo mi
spaventa... o mi incuriosisce.
CAPITOLO 5 DISCORSI INUTILI
Jae-min sa essere terribilmente stressante.
Soprattutto quando si parla di uomini.
«Non puoi capire chi ho visto sulle scale che portano ai laboratori.»
Lo guardo senza particolare entusiasmo.
«No, dimmelo tu.»
Si sporge verso di me, abbassando la voce come se stesse per rivelarmi un segreto di Stato.
«Hai presente il tipo del caffè?»
Il cucchiaio si ferma a mezz'aria.
«Sì...»
«Aveva il camice bianco.»
Fa una pausa teatrale.
«Ma non un camice qualunque. Era più bianco di un vestito da sposa, più candido di una vergine da sacrificare. E ti giuro... se il sacrificio fosse stato quello, mi sarei offerto volontario.»
Scoppio a ridere.
«Sei senza speranza.»
«Alex, fidati. Era qualcosa di assurdo. Sexy, intelligente, elegante... una combinazione illegale.»
«Che palle quando inizi così...» borbotto, infilzando una forchettata d'insalata.
Lui mi indica con la forchetta.
«Non fare quella faccia. Ho visto come lo guardavi stamattina.»
«Ascolta, amore del mio cuore...» rispondo con un sorriso esasperato. «Per il momento il mio unico interesse è superare l'esame di anatomia. Che, tra parentesi, dovrebbe essere anche il tuo.»
«Quindi...?»
«Quindi lascia perdere il ragazzo del caffè.»
Jae-min sbuffa platealmente.
«Che spreco di ormoni.»
Sto per rispondergli quando, con la coda dell'occhio, vedo qualcuno passare accanto al nostro tavolo.
Alzo appena lo sguardo.
È lui.
Camice bianco.
Cartellina stretta sotto un braccio.
Cammina con passo tranquillo, salutando un paio di studenti lungo il corridoio.
Per un istante il cuore accelera.
Solo per un istante.
Oddio.
E se avesse sentito tutta la conversazione?
Distolgo immediatamente lo sguardo, facendo finta di essere improvvisamente interessatissima al mio pranzo.
«Che c'è?» sussurra Jae-min.
«Niente.»
«Alex...»
«Mangia.»
Aspetto qualche secondo prima di voltarmi di nuovo.
Lui è già sparito.
Meglio così.
In fondo sarà anche un gran bel ragazzo...
Ma, parliamoci chiaro, ormai dovrei essere immune.
Quasi vaccinata.
Perché quel tipo di virus, quando attecchisce, è davvero pericoloso.
E io non ho alcuna intenzione di ammalarmi una seconda volta.